I DUE PIANI DELL'ESSERE
di michele farinelli
(Graffito
urbano su vetro)
“La linea orizzontale
Ci spinge verso la
materia,
Quella verticale
Verso lo spirito”
(Anonimo)
Le direzioni che il nostro
cammino di vita può intraprendere sono infinite, ogni volta che optiamo per un
percorso, escludiamo in definitiva tutti i rimanenti, senza conoscere a priori
l’esito futuro della scelta fatta.
Spirito e materia sono il
nostro fondamento costitutivo, la materia ci compone e lo spirito ci anima. Lo
spirito può avere espressione solo attraverso la materia che lo ancora al piano
orizzontale (lo stare con i piedi per terra), mentre la sua natura,
perpendicolare al piano materiale, si verticalizza e porta a farci “sentire” i
pensieri nella testa, elevandoci quindi dalla terra verso il cielo (avere la
testa fra le nuvole).
Quando ci muoviamo sul piano
orizzontale siamo influenzati da tutto ciò che è materiale (la parola
materiale, in questo caso ha una connotazione neutra e non duale), quando invece
il nostro “movimento” tende al piano verticale, come un ascensione con
“distacco dal piano reale/realistico” si attiva la nostra parte spirituale.
Questi due piani, verticale ed orizzontale, originano nel “centro” del nostro
essere e quando vi è equilibrio tra di loro, ci diciamo centrati. Dove sia
questo centro, non ci è dato saperlo: nel cuore, nella testa, nell’intestino?
Molte emozioni ci fanno palpitare il cuore, altre ci tolgono la fame
chiudendoci lo stomaco e altre ancora ci fanno “scoppiare” la testa. Noi siamo
molto più della somma delle nostre singole parti, siamo spirito-materici al tempo stesso.
La croce è stata da sempre
utilizzata come simbolo del punto di incontro tra materia e spirito, dove nel
punto di intersezione vi è proprio l’uomo; vediamo nella tradizione cristiana
questo come fatto fondamentale.
Vivere le nostre giornate
centrati e focalizzati nell’onlife, e quindi in equilibro tra spirito e
materia, significa porsi in ascolto e saper cogliere le infinite sfumature di
tutto ciò che ci accade, scegliere in modo consapevole, lasciando andare ciò
che non “vibra” con la nostra linea orizzontale, un essere radicati nel
presente, nel qui e ora, tutto ciò che di più reale abbiamo.
“La
vera pratica spirituale non è qualcosa che si fa venti minuti al giorno, per due
ore al giorno o per sei ore al giorno. Non è qualcosa che si fa una volta al
giorno al mattino, o una volta alla settimana la domenica. La pratica
spirituale non è una attività tra le altre attività umane; è la base di tutte
le attività umane, la loro fonte e la loro convalida”.
(k. Wilber, Oltre i confini, Cittadella
2010)


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