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martedì 4 novembre 2014

I DUE PIANI DELL'ESSERE



I DUE PIANI DELL'ESSERE


di michele farinelli


(Graffito urbano su vetro)


“La linea orizzontale

Ci spinge verso la materia,

Quella verticale

Verso lo spirito”



(Anonimo)


Le direzioni che il nostro cammino di vita può intraprendere sono infinite, ogni volta che optiamo per un percorso, escludiamo in definitiva tutti i rimanenti, senza conoscere a priori l’esito futuro della scelta fatta.
Spirito e materia sono il nostro fondamento costitutivo, la materia ci compone e lo spirito ci anima. Lo spirito può avere espressione solo attraverso la materia che lo ancora al piano orizzontale (lo stare con i piedi per terra), mentre la sua natura, perpendicolare al piano materiale, si verticalizza e porta a farci “sentire” i pensieri nella testa, elevandoci quindi dalla terra verso il cielo (avere la testa fra le nuvole).
Quando ci muoviamo sul piano orizzontale siamo influenzati da tutto ciò che è materiale (la parola materiale, in questo caso ha una connotazione neutra e non duale), quando invece il nostro “movimento” tende al piano verticale, come un ascensione con “distacco dal piano reale/realistico” si attiva la nostra parte spirituale. Questi due piani, verticale ed orizzontale, originano nel “centro” del nostro essere e quando vi è equilibrio tra di loro, ci diciamo centrati. Dove sia questo centro, non ci è dato saperlo: nel cuore, nella testa, nell’intestino? Molte emozioni ci fanno palpitare il cuore, altre ci tolgono la fame chiudendoci lo stomaco e altre ancora ci fanno “scoppiare” la testa. Noi siamo molto più della somma delle nostre singole parti, siamo spirito-materici al tempo stesso.
La croce è stata da sempre utilizzata come simbolo del punto di incontro tra materia e spirito, dove nel punto di intersezione vi è proprio l’uomo; vediamo nella tradizione cristiana questo come fatto fondamentale.
Vivere le nostre giornate centrati e focalizzati nell’onlife, e quindi in equilibro tra spirito e materia, significa porsi in ascolto e saper cogliere le infinite sfumature di tutto ciò che ci accade, scegliere in modo consapevole, lasciando andare ciò che non “vibra” con la nostra linea orizzontale, un essere radicati nel presente, nel qui e ora, tutto ciò che di più reale abbiamo.

“La vera pratica spirituale non è qualcosa che si fa venti minuti al giorno, per due ore al giorno o per sei ore al giorno. Non è qualcosa che si fa una volta al giorno al mattino, o una volta alla settimana la domenica. La pratica spirituale non è una attività tra le altre attività umane; è la base di tutte le attività umane, la loro fonte e la loro convalida”. 
(k. Wilber, Oltre i confini, Cittadella 2010)
 




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