L'esperienza mistica è lasciar cadere le barriere, annullare i
confini, accogliere e accogliersi. Lasciarsi pervadere dalla sapienza,
quella estranea ad ogni tipo di educazione che sorga dalla parola. La
sapienza silenziosa e potenziale del seme che diventa germoglio, albero,
foglia, gemma, fiore, frutto e di nuovo seme. La sapienza
apparentemente sopita nell'inverno, profonda meditazione che s'apre
nella primavera e nella gioia dei suoi colori, frutto dell'aver saputo
attendere nel silenzio che precede ogni espressione.
Nulla da capire, un brivido che pervade il corpo, un alito di vento che
non sai da dove viene e dove va, una lacrima anche, un groppo in gola
che trattiene le parole la dove ogni divenire tace.
Il sole dietro un ramo,
la bruma del mattino.
Un crocchiare d'anatre.
“Ognuno può e deve fare del materiale vivente della sua personalità, non importa se marmo, argilla o oro, un oggetto di bellezza in cui possa manifestarsi adeguatamente il suo Sé spirituale”. (R. Assagioli – fondatore della psicosintesi)
lunedì 21 marzo 2016
giovedì 17 marzo 2016
MEDITAZIONE TONGLEN NELLA RIABILITAZIONE ONCOLOGICA
Nel lontano aprile 2013 all’ospedale Bellaria di Bologna, è partita la sperimentazione della pratica meditativa del Tonglen per la cura delle patologie oncologiche. Di seguito riporto l’intervista al primario di Psicologia Clinica al Bellaria, Dott. Pagliaro.
Ci può spiegare i fondamenti della pratica meditativa del Tonglen?
Il Tonglen è un antichissima pratica meditativa tipica della meditazione tibetana ed ha un grande campo di applicazione in quanto non tratta solo le forme di disagio e di disturbo psicologico, ma è una vera e propria pratica di trasformazione ed evoluzione personale. È molto utilizzata nella medicina tibetana che la ritiene una meditazione molto potente ai fini della guarigione. Caratteristica principale della medicina tibetana è quella di essere la medicina più spirituale rispetto a tutte le altre medicine orientali proprio perchè si basa sui principi del buddismo e quindi sull’azione terapeutica che la mente svolge, ed è dunque, facile comprendere il perché la meditazione sia ritenuta parte integrante del processo di cura. Questa pratica consiste letteralmente nel prendere (Tong) e nel dare (Len), che vuol dire fare qualcosa per liberare gli altri dalla loro sofferenza applicando, così, il principio buddista della compassione assumendo la sofferenza degli altri su di sé per purificarla e trasformarla in energia benefica riequilibratrice che va direzionata verso le persone malate.
È la prima volta che questo tipo di meditazione viene utilizzata in un protocollo sperimentale del genere?
Nonostante la pratica del Tonglen sia utilizzata da alcuni anni negli Stati Uniti e nel nord Europa e da alcuni psicologi e medici in Italia non è stato fatto a tutt’oggi nessuno studio che ne verifichi l’efficacia. In questo scenario l’Unita Operativa di Psicologia Ospedaliera dell’ospedale Bellaria di Bologna sarà la prima al mondo nel verificarne l’efficacia.
Ci può spiegare brevemente quali sono gli obiettivi e i risultati aspettati della ricerca che sta per iniziare?
Gli obiettivi principali della ricerca sono quelli di andare a verificare l’efficacia di questa pratica per un suo eventuale utilizzo nella pratica clinica quotidiana andando a monitorare la reazione e l’eventuale modifica dei linfociti, dei neutrofili, del cortisolo e dei valori pressori, e dal punto di vista psicologico di ansia, stress e depressione. Non ci sono veri e propri risultati attesi ma per ora ci limiteremo a vedere che cosa emergerà dell’analisi degli esami e delle scale psicologiche utilizzate. Ad una distanza di tre e cinque anni dalla conclusione della ricerca si andrà, poi, a vedere nel registro dei tumori che cosa è successo nella vita di questi pazienti.
Come è avvenuto il reclutamento del campione e quali test vengono fatti ai pazienti che faranno parte del gruppo sperimentale e del gruppo di controllo?
La ricerca prevede un campione di 80 pazienti che sono stati reclutati dall’Unità Operativa di Oncologia dell’Ospedale Bellaria diretta dalla dott.ssa Brandes. Il campione dei pazienti deve avere queste caratteristiche: non presentare disturbi psichiatrici, non essere seguito dalla Psicologia Ospedaliera, non essere nella fase grave di malattia. Di questi 80 pazienti in maniera randomizzata ne saranno scelti 40, che il gruppo di meditatori appositamente formato, non conoscerà e non incontrerà mai, gli altri andranno a formare il gruppo di controllo. I test utilizzati saranno il ProfileOfMoodState (Douglas M. McNair, Maurice Lorr e Leo F. Droppleman) le scale di Zung per ansia e depressione e un questionario sulla qualità della vita.
Quali sono secondo lei i risvolti più interessanti di questa ricerca dal punto di vista della presa in carico del paziente e del percorso di cura?
Il risvolto più interessante di questa ricerca riguarda il fatto che questa pratica di meditazione è molto diversa da quella che l’Unità Operativa di Psicologia Ospedaliera utilizza abitualmente. Le altre metodiche utilizzate, infatti, funzionano come “addestramento” del paziente rispetto ad una determinata pratica facendo cioè in modo che il pazienti possa impararla e autonomamente utilizzarla. Mentre la pratica del Tonglen è una pratica che si potrebbe quasi definire di meditazione a distanza. Un gruppo di 15 meditatori, in questo caso, medita a favore del gruppo dei pazienti. Questa meditazione dovrebbe produrre un miglioramento della vita dei pazienti, ma anche econtemporaneamente un beneficio importante per chi la sta praticando. Ogni meditatore, che prenderà parte alla ricerca, avrà un diario in cui indicherà come svolgerà la meditazione, dove potrà annotare cosa per lui è migliorato nel periodo di pratica. L’importanza di questa ricerca sta anche nel raggiungere un certo rigore dal punto di vista metodologico ricerca che per altro ha avuto l’autorizzazione del Comitato Etico e l’approvazione della direzione sanitaria e del Dipartimento Onclogico dell’Ausl di Bologna.
[tratto da http://www.stateofmind.it/2013/04/t...]
giovedì 10 marzo 2016
[...] Molto spesso ci succede di riuscire a districarci in situazioni
difficili, rimaner stupiti per il modo con il quale siamo riusciti a
risolvere il problema, a volta invece
non ci rendiamo conto delle nostre capacità perché le diamo per scontate
in quanto nostre da sempre, ma basta un osservatore esterno che ci
faccia notare la nostra predisposizione per prendere atto della nostra
forza o bravura. È proprio in questi preziosi momenti che noi dobbiamo
fare tesoro dell’accaduto e ringraziare noi stessi, cementando nella
nostra memoria l’evento come fosse una personalissima medaglia al
valore.
Auto-gratificarsi è importantissimo perché non sempre abbiamo una terza persona così attenta alle nostre azioni che ci possa dire “sei stato bravo!” e quindi noi stessi dobbiamo mettere più attenzione sul nostro agire - anche il più elementare - e quando ci accorgiamo di aver fatto veramente un buon lavoro non dimentichiamo mai di dirci da soli “sono stato proprio bravo!”.
Questa teoria dell’auto gratificazione mi è arrivata dalla saggezza di mia madre che ogni tanto mi chiede: “ti sei detto bravo oggi?”, questa semplice domanda mi fa revisionare immediatamente tutto quello che ho fatto e a volte mi rendo conto di non aver prestato la dovuta attenzione al mio operato.
Auto-gratificarsi è importantissimo perché non sempre abbiamo una terza persona così attenta alle nostre azioni che ci possa dire “sei stato bravo!” e quindi noi stessi dobbiamo mettere più attenzione sul nostro agire - anche il più elementare - e quando ci accorgiamo di aver fatto veramente un buon lavoro non dimentichiamo mai di dirci da soli “sono stato proprio bravo!”.
Questa teoria dell’auto gratificazione mi è arrivata dalla saggezza di mia madre che ogni tanto mi chiede: “ti sei detto bravo oggi?”, questa semplice domanda mi fa revisionare immediatamente tutto quello che ho fatto e a volte mi rendo conto di non aver prestato la dovuta attenzione al mio operato.
Grazie mamma.
Spesso, quando parcheggio l’auto, mi succede, dopo aver percorso qualche metro a piedi, di dover tornare indietro per controllare se l’ho chiusa bene, questa mia abitudine è dovuta al modo distratto di compiere azioni quotidiane pensando già al prossimo atto da compiere e quindi senza immettere la nostra presenza nel momento.
Il qui e ora e la centralità del nostro essere è importante per molti motivi, non ultimo la nostra sicurezza personale. [...]
- Michele FariNelly, "Riflettersi - Meditazioni Sensibili", Narcissus 2014
Spesso, quando parcheggio l’auto, mi succede, dopo aver percorso qualche metro a piedi, di dover tornare indietro per controllare se l’ho chiusa bene, questa mia abitudine è dovuta al modo distratto di compiere azioni quotidiane pensando già al prossimo atto da compiere e quindi senza immettere la nostra presenza nel momento.
Il qui e ora e la centralità del nostro essere è importante per molti motivi, non ultimo la nostra sicurezza personale. [...]
- Michele FariNelly, "Riflettersi - Meditazioni Sensibili", Narcissus 2014
martedì 8 marzo 2016
Siedi comodo/a, occhi chiusi, espira profondo, inspira lento ed
espira... lasciati raggiungere dalla musica... respirala... immagina che
ad ogni respiro, raggiunga ogni parte del tuo corpo, che la illumini e
la rigeneri... immagina che gentilmente porti fuori le tue
preoccupazioni e i tuoi pensieri... lasciati abbracciare... lasciati
cullare... lasciala fluire... diventa musica... diventa respiro...
riapri gli occhi lentamente senza mettere a fuoco... piano piano ritorna
al tuo presente... ringraziati.
Tashi Delek
lunedì 7 marzo 2016
IN RICORDO DI MATTEO ZAGAGNONI
PAROLE MAI SCRITTE
L’esperienza del nero. Non tanto come non colore, semmai come sunto cromatico del visibile, del vivibile, e, da esso, trarne a piacimento una confacente cromia a misura d’abito vitale.
Dall’eterno movimento vitale distillare fotogrammi dinamici, diapositive filmiche; la punteggiatura s’accenna e scompare lasciando all’esperire del momento libera mano, nessuna regola impera, tutto è concesso persino trovare significati laddove le parole sono aquiloni in balia di venti che ognuno brezza di vissuti propri.
La parola è un quadro senza più cornici, una tela che raggiunge il cosmo di chi la sa accogliere, pur plasmandola in stampo di proprio mai si riempie, sempre spazi aperti ed inaspettati, sempre nuove porte da aprire, o forse da chiudere, altezze da cui il tuffo è concesso ed auspicabile.
Il verso è un demone liberatore in direzione di terre d’assoluta libertà, il dolore e la gioia si fondono nell’unica possibile soluzione d’inseparabilità.
Come prodigio caleidoscopico ogni realtà è prontamente vissuta, libera di vivere e morire nello spazio concessole.
Niente più manette, qua l’arresto si compie da solo, complice, forse, di qualche lacrima gaudente.
- Matteo Zagagnoni
1
Mai saprò
di me, di te, di nessuno
inabissarmi come ostrica
sui fondali del destino
Rimiro il mare
con l’occhio del silenzio
m’inghiotte vorace
l’inesauribile
2
Molliche di notte
si scollano dal
nero che invade
mie solitudini
mi sono pinto
di pennelli di brace
3
Nel socchiuso
di persiane mi
gioco bellissime
idiozie di menta
avrei potuto
uscire dalla
materia con un
tuffo d’incanto
4
Non c’è più niente da
ricongiungere ma solo
da dissacrare nel tempo
remoto di dissapori
ancora una volta s’è
aperta breccia inviolata
e come ricado nessuno
sa di prendermi a salvo
5
Non so che notturno
mi rapisca l’anima
è già oltre l’esser
florescenti di mali
nell’altro a guisa
s’annega l’oltre
tutto s’è fuso
nell’agghiaccio
perdo di petali
6
Per me la
vita è un
ritorto di
impervietà
se qualcuno
sale beato
torni a
salvarmi
7
Perdo e ritrovo impressioni
di stanchi colori a materie
consunte riorganizzare breve
di sere sfuggenti l’incorporeo
gli smarrimenti si protraggono
come sciarpe d’orizzonte e mi
sottraggo carente a cartacee
falsità verniciate di grandioso
8
Respira
la sera si gocciola
in bronchi di sogno
altro è
tornarsene soli
di calme nervose
smussando l’assurdo
9
Senti
qualcosa segna
ed è per sempre
sei stata
disattesa ne
conosco il terrore
anche la sera
s’appiomba greve
e in solo di mio
rimango in fettine
10
So che l’essere
fino di sera suppura
in congiunti d’assurdo
che il viola d’aria
mitigherà tristezze
scurendole di luce
e che pure gli
angoli nascosti avranno
rivincite come se al mare
si placassero di getto le onde
11
Sono qui ad
allevare malattie purpuree
non so che disegno sostenga
il marcire che mi fiorisce
abbrivio silente
nell’attimo più morente
come di feroce istinto
mordo promesse sconfesse
i tormenti in aborto
mi seppelliscono di dentro
l’intero spezzettato
12
Stasera non è
sera per niente
e per il nulla
chissà quando
vomito miserie
di pane raffermo
il qualunque si gira
e rappreso d’inezie
contorce l’assoluto
13
Trucioli di notte
sfittano il rientro
e vorresti presenze
ma il solo ti vince
di nebulose rade si
nebbia l’affatico sul
quale la schiena del
cuore dovrai flettere
è tanto poco rimasto
che sono nave a falla
14
Tutto s’arrovista
in cartacei piombi
un lungo addio
si dipana vano
ora son solo
tra i miei peccati
e bene mi guardo dall’alterco
la pace s’è fatta zitta
d’inghippi turchesi
domenica 6 marzo 2016
sabato 5 marzo 2016
Tutto ciò che siamo è generato dalla mente.
E' la mente che traccia la strada.
Come la ruota del carro segue
l'impronta del bue che lo traina così la sofferenza ci accompagna
quando sventatamente parliamo o agiamo con mente impura.
Tutto ciò che siamo è generato dalla mente.
E' la mente che traccia la strada.
Come la nostra ombra incessante ci segue
così ci segue il benessere
quando parliamo o agiamo con purezza di mente.
"Mi hanno insultato, maltrattato, mi hanno offeso, derubato":
impigliati in tali pensieri ravviviamo il fuoco dell'odio.
Se ci liberiamo del tutto
da pensieri che insinuano:
"Mi hanno insultato, maltrattato, mi hanno offeso, derubato", l'odio è spento.
L'odio non può sconfiggere l'odio, solo esser pronti all'amore lo può. Questa è la legge eterna.
Chi è litigioso dimentica
che moriremo tutti;
non ci sono litigi
per il saggio che riflette sulla morte.
- Dhammapada 1,2,3,4,5,6
E' la mente che traccia la strada.
Come la ruota del carro segue
l'impronta del bue che lo traina così la sofferenza ci accompagna
quando sventatamente parliamo o agiamo con mente impura.
Tutto ciò che siamo è generato dalla mente.
E' la mente che traccia la strada.
Come la nostra ombra incessante ci segue
così ci segue il benessere
quando parliamo o agiamo con purezza di mente.
"Mi hanno insultato, maltrattato, mi hanno offeso, derubato":
impigliati in tali pensieri ravviviamo il fuoco dell'odio.
Se ci liberiamo del tutto
da pensieri che insinuano:
"Mi hanno insultato, maltrattato, mi hanno offeso, derubato", l'odio è spento.
L'odio non può sconfiggere l'odio, solo esser pronti all'amore lo può. Questa è la legge eterna.
Chi è litigioso dimentica
che moriremo tutti;
non ci sono litigi
per il saggio che riflette sulla morte.
- Dhammapada 1,2,3,4,5,6
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