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giovedì 27 novembre 2014

ESSENZIALE

ESSENZIALE

Cavalcando pensieri
liberati
esploro territori
sconosciuti.

Stupefatto d'essenziale,
il mio piede errante
rende vergini
sentieri battuti.

Risalendo la
china
d'un tempo
beffardo,
vado svelando
l'illusione
delle cose.


lunedì 24 novembre 2014

IL SOGNO



IL SOGNO
di michele farinelli



I giorni passavano veloci uno dopo l’altro, tutti uguali e senza accadimenti particolari che potessero mettere in risalto questo o quell’altro giorno.

Secondi, minuti, ore, giorni e poi mesi. Poi alla fine divennero anni.

La sveglia del mattino, la colazione, il lavoro, la pausa a mangiar qualcosa in qualche posto e poi via con la frenesia della giornata, chilometri su chilometri, pioggia, nebbia, sole e ancora sole e nebbia e pioggia. Tante facce nuove, nomi, pettinature, abiti, profumi, voci, stati d’animo, facciate di case, palazzi, strade, paesaggi, animali…

La sera, con la stanchezza più nella testa che nel corpo, una cena, una doccia e il letto.
Pronto per ripartire il giorno dopo, fotocopia del precedente. 
Quante informazioni riceve la mente.

Rimanevano tutte lì, in un angolo, pronte per essere usate, rimescolate, elaborate. Terreno fertile per i sogni della notte.

Il sogno, luogo nel quale tutti cadono quando la luce si spegne e si giace nel sonno, una specie di morte dalla quale resusciti il mattino dopo.

Avventure fantastiche dove diventa possibile tutto e dove tutto è così reale da farti credere che sei veramente lì in quel momento!

Una notte mentre sognava di passeggiare in un bosco in riva al mare si rese conto di non possedere più il proprio corpo.

Si guardò le mani ma queste non c’erano più come non cera più niente, il suo corpo era scomparso!

La sensazione che provava era di assoluta leggerezza, come se fosse diventato solo occhi.

Poteva spostarsi in modo molto veloce, era diventato aria, ma aria che vedeva e sentiva e parlava.

Pensò che fosse fantastico e lo era veramente!

Poteva parlare con tutti gli elementi che lo circondavano e a loro volta loro parlavano con lui.

Abbracciò un maestoso albero e subito divento quello il suo corpo. Si guardo le mani e vide rami carichi di foglie dove centinaia d'uccelli multicolore gli cinguettarono il benvenuto.

Sentiva la linfa scorrergli dentro, il suo nuovo sangue.

Respirava meravigliosamente e la brezza del mare gli scompigliava tutte le foglie.
Poteva vedere molto lontano perché il suo punto di vista, adesso, era quello del ramo più alto.

Mentre non riusciva a credere a ciò che gli stava succedendo ebbe la sensazione di ricordare cose che non potevano essergli successe, cose di centinaia d'anni fa!

La memoria del grande e vecchio albero ora era anche la sua memoria.

Dondolava nel vento in questa sua nuova forma e si godeva il calore del sole e la piacevole freschezza di miliardi di goccioline che gli arrivavano da una vicina cascata.

Completamente rilassato scivolò fuori dal grande albero e divenne sabbia e poi volle diventare sasso e poi il suo sguardo si tuffò nelle azzurre acque del mare e divenne mare.

Incontrò un delfino, lo accarezzò e divenne delfino. Nuotò velocissimo e incontro altri pesci che lo salutarono vivacemente. Saltò e piroettò fuori dalla superficie dell’acqua e divenne gabbiano e volò planando nel vento e divenne nuvola e cielo e stella e luna e sole e mentre brillava e riscaldava tutte le creature, vide il grande e vecchio albero con i suoi uccelli e vide la sabbia e le rocce e il mare e vide i pesci e il delfino e senti amore e capì che tutto faceva parte di una stesso progetto. La vita.
 

Il mattino dopo quando si svegliò era stranamente felice.

Dopo avere fatto colazione usci di casa, guardò il cielo e tutto le cose che lo circondavano. Fece un gran respiro e disse: "Buon giorno, giorno!"



Il tempo continuò a trascorrere, imperterrito, ma lui non dimenticò mai quel sogno, lo raccontò alla gente e ai bambini che lo ascoltavano stupefatti e quel racconto col tempo diventò una storia da raccontare la sera prima di dormire.

Chi la ascoltava dormiva sonni tranquilli e si risvegliava felice e con la voglia di dare alla nuova giornata un’impronta diversa.



Chissà questa notte cosa sognerai tu?!

Cerca di ricordarlo, potrebbe essere un nuovo racconto della buona notte.

Ma soprattutto domani potresti svegliarti con un entusiasmo nuovo, più felice e potresti contagiare con il tuo sorriso le persone che incontri e queste a loro volta potranno contagiare altra gente e così si diffonderà il tuo sorriso!



E sicuramente quel giorno non sarà grigio.


sabato 22 novembre 2014

TUTTO MOLTO DIVERSO



TUTTO MOLTO DIVERSO
 di michele farinelli

Era tutto molto diverso, lui lo ricordava perfettamente a differenza di tutti gli altri!
...
“No non sono pazzo, io mi ricordo… non era così ieri, non so bene cosa… come, ma no no, non era così… non era così, ma cosa succede!?”.

Su e giù per la casa, strofinandosi le mani, con moti di andata e ritorno, entrava per poi uscire nuovamente dalle stanze, senza una meta precisa o un dovere da compiere, un puro vagare… quello che fa un cane entrando in un ambiente nuovo, lo esplora, avanti e indietro, come per verificarne e memorizzarne lo spazio. Continuava a ripetere la stessa nenia, con un sorrisetto nervoso, e la nenia era multipla perché oltre ad uscire dalla sua bocca, continuava nella testa e continuava e continuava, come se nella testa ci fosse un eco derivato da un vuoto progressivo che gli faceva percepire un cambiamento, qualcosa di molto diverso.
Era improvvisamente tutto molto diverso. 

“Eccoli! Vedi, guarda, guarda come si muovono! Lo sapevo, guarda, guarda come camminano! Sono pazzi… mi vien da ridere… per fortuna son qui alla finestra… rido… ho la nausea. Guardali guardali! Non si vedono nemmeno… sono sullo stesso marciapiede e non si vedono… Quello là, quello gli chiede qualcosa… ma non vedi che ha gli auricolari!? Non ti sente, non ti può rispondere!! Dai dai, per forza gli vai addosso, tira su gli occhi da quel telefono! … Mi sembra di essere in quel film, come è che si chiamava… dai quello che trovava gli occhiali da sole e se li metteva e vedeva i mostri, la gente diventava mostro… gli occhiali da sole… Ma dai c’era prima lui per il taxi! E, ma certo con quella valigetta e quel completino tu non hai mica tempo da perdere… tutti gli altri son nessuno… e tu che non ti fermi alle strisce, poi da pedone urli a quelli come te, vero!?”…

“Dov’ero ieri, che lavoro faccio…? Perché non mi cerca nessuno, perché non suona il mio cellulare? Nessun messaggio… il segnale c’è… anche la segreteria è vuota, nessuna mail, niente di niente… che strano… un incubo… uno scherzo… devo stare calmo, mi vesto, esco”.

La strada era brulicante di automobili, furgoni e qualsiasi altro mezzo a motore, il rumore del traffico assordante, l’aria irrespirabile e dai tombini sull’asfalto uscivano sbuffi di vapore, come se sotto quella crosta nera ci fosse la sede principale dell’inferno e in superfice la sua succursale. Immobile osservava tutto quell’agitarsi di persone e cose e di persone dentro a cose, ma lui si sentì estraneo, come l’uomo che cadde sulla terra, un visitatore da un altro mondo. Questa sensazione lo pervase con un brivido che gli percorse tutto il corpo, come a ricordargli che non stava sognando, ma tutto era tremendamente reale, lui era li, ma fuori dal gioco, come quando scopri il trucco del mago e ne perdi l’interesse, su di te non ha più influenza, incantesimo rotto. La quotidianità era diventata ridicola e provava una forte pena per tutte quelle persone dentro a cose o attaccate ad esse, cose che sembravano avere una importanza superiore a tutto il resto, cose che avevano il potere di catalizzare tutta l’attenzione su di loro, dei veri e propri vampiri assetati d’attenzioni. Non riusciva a ricordare nulla del giorno prima e quale fosse stato il suo vampiro personale, sentiva solo che era molto più leggero e libero di vedere e comprendere tutto questo meccanismo sbagliato. Si, si sentiva proprio leggero, guida di se stesso, non attaccato più a nulla. Si guardò intorno, volse lo sguardo a quella finestra che poco prima gli faceva da cornice e pensò che la dentro, oltre a quei vetri, non ci fosse più nulla che potesse servirgli, chiuse gli occhi, inspirò profondamente inarcando leggermente le sopracciglia, come se volesse assorbire l’aria dai suoi piedi, trattenne il respiro per qualche istante e naturalmente espirò, aprì gli occhi e inizio a camminare.

“Non posso più vivere in questo posto, ho bisogno di sentire il suono della vita che scorre dentro e fuori di me e qui non lo sento più. Il cemento e l’asfalto bloccano tutto e mi hanno tinto l’anima con sfumature del grigio… devo seguire il canto e farmi guidare”.

Camminò e viaggiò a lungo, sfruttando ogni mezzo a sua disposizione, incontrò molti mostri ma anche tante persone che come lui si erano staccate da tutto, abbandonando i loro vampiri. Queste persone erano il vero carburante del suo viaggio, gli donavano la forza di procedere e avanzare verso quella sua nuova meta, verso il canto che cercava.
Si accorse di essere arrivato quando la natura, che tanto anelava, lo accolse con una delle sue infinite meraviglie, scorse nel cielo un’aurora polare dai colori cangianti e li, seppe di essere a casa. Il viaggio lo cambiò oltremodo e decise di staccarsi anche dal suo vecchio nome, pensò a lungo a come farsi chiamare, doveva essere un nome in armonia con i suoni del luogo, ma poi ripensando al tempo in cui stette in viaggio e calcolandolo in un anno esatto, non ebbe più dubbi e da quel momento, per tutti, fu il signor G.F. Mamglasond. 



mercoledì 19 novembre 2014

PRISMA

PRISMA

Miope
ignorando
deambulo incerto
su terreni minati
da narcosi diffuse
e letargiche
emozioni.

Deboli germogli
di luce,
infusi a cuori
aridi,
anelano respiri
ad ampio spettro

e come prismi,
scomposti
da cosuetudini
automatiche,
rivelano fulgidi
talenti.



martedì 18 novembre 2014

SPECCHIO

SPECCHIO

T'incontro riflesso
mi scruti perplesso,
inventario di rughe.

Abbozzo una
smorfia
tu pronto rispondi,
non perdi mai
colpi.

Dico,
ci vediamo da anni
non parliamo poi
tanto...
è un gioco
di sguardi.

Un cenno col capo
e mi scosto
di lato...
fletto lo sguardo,
te ne sei già
andato.



lunedì 17 novembre 2014

OSMOSI

OSMOSI

Osmotica-Mente
travaso ricordi,
plichi copiosi
tra le pieghe
dell'Anima.

Un appello veloce
ricompone le fila
d'immagini e suoni
di visi ed umori.

Etichette sbiadite
su teche opache
in nicchie dimenticate.

Il vaso si è aperto
tutto è in circolo,
nulla ritorna
nulla è perso.


TUFFO

TUFFO

Elevo il pensiero
ad un piano differente,
costretto a vagare
in immensità
sconosciute.

L'eterno presente,
divenire composito
d'un flusso continuo
di rilasci e richiami
da atrio a ventricolo.

Sospeso m'arresto,
inarco lo sguardo
parabolando sul fondo.

Un tuffo.


SILENZIO

SILENZIO

Silenzio sussurrato
che silenzio resta

Grafie d'inchiostro
per mute parole

Silenzio gravido
d'ogni espressione

Inspiro

Pensieri sospesi nel vuoto
fertilità in potenza

Espiro

Lontano da ogni sponda
sguardo su ognuna

Distante da tutto
Dentro ogni cosa



martedì 11 novembre 2014

JAZZ'N



JAZZ'N


di michele farinelli





“Music represents nature.
Nature represents life.
Jazz represents nature.
Jazz is life”.
(Sonny Rollins)




Dimmi cosa è  il Jazz e ti dirò chi sei… per favore dimmi anche cosa è lo Zen!
Il Jazz e lo Zen, che d’ora in poi chiamerò Jazz’n, rifuggono alle definizioni in quanto totalmente pregni di semplicità da renderli inetichettabili, e per contro riconoscibili dalle prime note l’uno e dalle prime sensazioni l’altro.
Se ascoltiamo una musica alla quale non riusciamo ad appiccicare nessuna etichetta, ci sono buone probabilità che sia Jazz e se rileviamo immensa profondità espressa nella maggior semplicità è lo Zen ad accoglierci, entrambi aprono ad esperienze con un grado molteplice di libertà espressiva.
Jazz’n  può insegnare tutto o può non insegnare nulla, ancora una volta sfuggente ma incisivo.
La musica rappresenta la natura e la natura, la vita. Il jazz rappresenta la natura e di conseguenza, il jazz è vita o meglio, un modalità espressiva del Sè, nella libertà più assoluta, attingendo a piene mani da fonti di creatività insite in modo inestricabile dalla vita stessa.
“Lo Zen è l’essenza della vita, l’insieme di tutti quei valori per cui la vita val la pena d’esser vissuta. Esso non può essere formulato in termini definiti, poiché non si lascia ridurre alle parole o ai pensieri o descrivere in termini. Come il Taoismo, padre dello Zen, ebbe a dichiarare a proposito del Tao: “Il Tao che si può descrivere non è il vero, eterno Tao””.
(C. Humphreys, LO ZEN, Ubaldini, Roma 1957)

Il jazz che andiamo a tentar di descrivere non è l’eterno jazz, in quanto mutevole dei sentimenti di chi lo esegue e di chi lo ascolta, anche l’esecuzione di uno “standard” non sarà mai identica e richiamerà ogni volta al Sé personale del suo esecutore.

Questa libertà, un tempo sognata da uomini fatti schiavi, con a loro insaputa  un seme di zen insito nei cuori (questo mi piace pensare), ci ha portato il jazz’n come ora io lo concepisco

 Liberi di amarlo o odiarlo… di praticarlo o no, in ogni modo Jazz’n, è.