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domenica 17 luglio 2016

MANTRA NEL BATTITO

IL MANTRA* NEL BATTITO
*[Man = pensiero - Tra = che agisce]

Poniamo nel nostro cuore un pensiero amorevole e gentile, nei nostri confronti, per i nostri famigliari, per i nostri amici, per le persone che conosciamo, quelle che non conosciamo, quelle simpatiche, quelle antipatiche, quelle neutre e quelle che per qualche motivo detestiamo. Il nostro cuore batte e manda in circolo questo pensiero, questa frase, e noi non ci pensiamo più e possiamo dedicarci ad altro, alla quotidianità, tranne che per alimentarlo una volta al giorno.
Tutti noi viviamo immersi in un fluido, l'aria che respiriamo, l'ambiente che normalmente contattiamo. Immaginiamo che, come onde sonore, il battito del nostro cuore, diffonda il pensiero amorevole custodito al suo interno, saremo così veicolo di gentilezza anche senza dire una parola. 

mercoledì 29 giugno 2016

Nell'attesa di un amore ultraterreno, inizia con l'amare te stesso in questo mondo.


sabato 25 giugno 2016

RESPIRO L’UNIVERSO CHE MI RESPIRA

Pratica di meditazione consapevole
di Michele Farinelli


Respiro l’universo che mi respira...
 
In questa meditazione di consapevolezza metto in relazione il mio respiro con il respiro dell’universo.
 
Trovo uno spazio, un luogo, che mi permetta di stare tranquillo, siedo in una posizione comoda che mi consenta di mantenerla il più a lungo possibile.
 
Schiena diritta, nuca come appesa ad un filo che la tira dolcemente verso l’alto, mento leggermente ritratto verso lo sterno e occhi chiusi, inizio ad espirare ed inspirare dal naso, immaginando di convogliare tutta l’aria nella pancia, in un punto a circa due dita sotto l’ombelico. Nella respirazione, calma e profonda, è la pancia che entra ed esce, mentre le spalle devono restare ferme, non si devono alzare ed abbassare. Espiro ed inspiro, in silenzio, il rumore dell’aria che attraversa il naso, deve essere impercettibile, i maestri dicono che mettendo una piuma sotto il naso, questa non deve muoversi.
 
Il respiro, lentamente, diventa tranquillo e profondo e con lui tutto me stesso.
 
I pensieri che affollano la mia mente, li lascio fluire, come l’acqua di un torrente, io seduto in quiete sulla riva, li osservo passare, come nuvole nel cielo, non li afferro, non li esamino, non li sviluppo, apro le mani del mio pensiero e lascio andare. Mollo la presa.
 
Mi concentro solo sul respiro che entra ed esce, sul mio legame con l’universo, lo spazio circostante e tutto ciò che esiste.
 
L’universo espira la mia inspirazione e io espiro la sua inspirazione. Devo immaginare due piccoli palloncini collegati insieme, in modo che uno si sgonfia leggermente passando l’aria all’altro gonfiandolo e in risposta quest’ultimo passa l’aria al primo, nel ciclo continuo del respiro.
 
“Respiro l’universo che mi respira” è pienezza consapevole di essere parte inestricabile di tutto ciò mi circonda.
 
Continuo la pratica di questa respirazione per il tempo a mia disposizione, ma almeno per 10 cicli respiratori, contando mentalmente 1 ogni volta che espiro/inspiro, 2 espiro/inspiro [...] fino a 10 e se perdo il conto ricomincio da 1.
Un po alla volta, con un po di pratica, tutte queste istruzioni diventeranno automatiche e una volta seduto, tutto avverrà da se.
 
Quando penso sia giunto il momento di chiudere la mia meditazione consapevole, riapro leggermente gli occhi senza mettere a fuoco l’ambiente circostante e poco a poco, ritorno alla presenza della mia posizione seduta, mi ringrazio per il tempo che mi sono concesso e lentamente, rialzandomi, torno alla mia quotidianità.
Meditate gente, meditate... :-)
 
P.S. nel periodo estivo, o nella bella stagione è molto indicato praticare all’aperto questa meditazione... in giardino, al parco, su una panchina, in collina, al lago, in montagna.. una volta acquisito il metodo, posso “tornare” al respiro consapevole, camminando, lavando i piatti, prima di dormire...
 
 

venerdì 17 giugno 2016

PIENEZZA

PIENEZZA
di Michele FariNelly


Mindfulness è la traduzione di "sati" che in lingua pali (il linguaggio utilizzato dal Buddha per i suoi insegnamenti) significa essenzialmente consapevolezza, attenzione, attenzione sollecita. Queste qualità dell'essere possono venire coltivate attraverso la meditazione. (fonte Wikipedia)

È curioso notare come nel mio dialetto ferrarese, la parola “sati”, voce del verbo sapere (savér), viene usata nella forma interrogativa sai tu?, lo sai? (sati?). Sati?, è una falsa forma di interrogazione che contiene in se la risposta, ravvisabile in ciò che è stato espresso in precedenza e serve quindi ha sollecitare-stimolare attenzione consapevole nell’interlocutore a cui si rivolge (es: è molto pericoloso usare il cellulare alla guida, lo sai? – sati?), questo è un tipico esempio di quello che io chiamo, riscoprire il senso della vicinanza.

Riscoprire il senso della vicinanza è come muoversi un po’ nell’acqua calda, dopo una lunga immobilità e accorgersi che l’acqua che si percepiva tiepida, in realtà è ancora calda, quindi un riscoprire “vitalità”, che si riteneva sopita, proprio nel tessuto sociale-culturale che ci ha cullati e cresciuti (tessuto, formato da fili-saperi-usanze inscindibili, che si combinano in modo compatto, pena lacerazione-rottura del tessuto medesimo), accreditando a noi stessi il nostro personale sentire, allontanandoci da etichette-definizioni che inducono, comunque, ad aderire ad una idea-pensiero di altri, discostandosi dalle quali implica il dover trovare un nuovo ambito, una nuova etichetta-definizione.

La parola d’ordine è quindi, accreditare se stessi e il proprio sentire, a Km 0… che dista un respiro.

Sentire implica riflessione continua, ascolto, meditare su ciò che “nutre” per allontanare invece ciò che “disperde”, con pienezza (fulness), nel qui e ora, nell’onlife.


mercoledì 15 giugno 2016

LUMINA AD ANNUM

Freundlichkeit , Sensibilität und Poesie (Gentilezza, Sensibilità e Poesia) è ciò che traspare osservando l'arte di Angie von Bärenstein Un mio doppio doveroso ringraziamento all'artista tedesca: il primo per aver concesso l'uso di suoi disegni a china, come illustrazioni al mio libro "Sentire e Meditare Onlife" e il secondo per aver inserito sul suo sito, un link al mio blog "Onlife Meditation" e un link alla pagina di Amazon per poter acquistare l'ebook di "Sentire e Meditare Onlife". Danke, danke danke!
 

Vi consiglio di visitare il sito  LUMINA AD ANNUM , foto, disegni e quadri... arte!





domenica 5 giugno 2016

RECENSIONE A "SENTIRE E MEDITARE ONLIFE"

Sentire e Meditare Onlife - recensione a cura del Prof. Antonio Di Bartolomeo, che Ringrazio di cuore.

Michele Farinelli, in arte FariNelly, nato a Ferrara 48 anni fa, ha esordito su Pensieroplurale.it nel 2013, dando vita, nel 2014, a Onlife Meditation, una rubrica di spiritualità e consapevolezza – attingendo alla sua formazione come operatore Shiatsu e alla sua lunga esperienza nel Tuina e nel Qi Gong – che ha avuto un grosso seguito di pubblico, prima di diventare blog a sé e permettere al Nostro di cimentarsi con successo nel campo della scrittura.
Il suo primo libro, Riflettersi (2014), abbina poesia, saggistica e narrativa; ed era già un segno di prodigiosa «trasmutazione alchemica del pensiero» (p. 12) in parola scritta.
Recensioni Sentire e MeditareQui e ora ci occupiamo invece di una seconda trasmutazione, dal titolo Sentire e Meditare Onlife, suggestiva pubblicazione con appena un mese di vita, eppure già in vetta alle classifiche dei libri più desiderati.
Si tratta di un lavoro “fatto in casa”: una silloge di folgorazioni poetiche, immagini dai tratti caratteristici dell’arte Zen e brevi riflessioni filosofiche, frutto del progetto Onlife Meditatio Eszenziale – degna prosecuzione dell’originaria già citata rubrica, ora anche luogo di incontri di meditazione buddhista – un prodotto artigianale sui generis, curato in ogni minimo dettaglio, perché il bello è nel piccolo, perché bello è far da sé. Un self-publishing di tutto rispetto, che, a differenza di molti libri-spazzatura, aggiunge straordinariamente ed eccezionalmente valore al testo: condensa un lavoro di manualità e intelligenza. Insomma, una rarità, una perla per chi avrà avuto la fortuna di averlo. Io sono tra i pochi eletti ad averlo avuto, dotato persino di dedica da parte del gentilissimo autore, e amico. Per il quale nutro una profonda e sincera stima.
E se in Riflettersi, con genuina lealtà, evidenziai (nella recensione, sia pure un tantino aspra, che ne feci a suo tempo) qualche sconsiderata traccia monistica, nel presente testo, con mio pieno compiacimento, scorgo gradevolissime illuminazioni plurali.

Spazio infinito,
non vi è centro
come fuori,
così dentro (p. 41).
Lacerando
i troppi strati
d’illusione
vado vivendo
la realtà
di un istante
e l’Esistere
m’è possibile
in singolare pluralità (p. 22).

Inutile sottolineare che io avrei chiosato “plurale pluralità” oppure “ineffabile pluralità”. Ma d’altronde, l’ossimoro (lacerante esso stesso) già rivela, con portentosa energia, l’ineffabile pluralità dell’Esistere.

Dove sono io,
dov’è l’Io?
Forse nella testa?
Nel cuore?
Nella pancia? (p. 25).

Si parte dal dubbio, dalla Domanda fondamentale, senza la quale neppure vi sarebbero pensiero e poesia. Si approda nel mare magnum del Sé consapevole-di-sé: il respiro lo annuncia, l’aria che entra ed esce ne testimonia la presenza. E la mano è in grado di scrivere, non di getto, ma per effetto di un’ispirazione miracolosa. Zampillano versi diretti e mai accondiscendenti, né sciatti né permissivi, espressioni incantevoli e rabbiose, come se a comporle fosse il respiro stesso, che dall’affanno trapassa in quiete, al ritmo del cuore e del flusso vitale. È un traguardo, per il poeta, che può trarre così un sospiro di «grande sollievo» (p. 27), nella certezza, acquisita a fatica, di non essere da solo.

Là dove
ogni divenire tace
la parola indietreggia
nella semplicità
riassorbita
come goccia
torna al suo
tutto (p. 50).

L’esortazione a vivere una vita semplice, per come si “presenta nel presente”, senza filtri, senza lasciarsi condizionare da nulla, è da approvare senza remore. «Vivere le nostre giornate centrati e focalizzati nell’onlife, e quindi in equilibrio tra spirito e materia, significa porsi in ascolto e saper cogliere le infinite sfumature di tutto ciò che ci accade» (p. 58). Vivere onlife implica un percorso di consapevolezza, che inizia ogni mattina «calzando le pantofole» (p. 60). Implica movimento; essenzialmente, dello Spirito. Il tragitto da compiere è lungo e tortuoso, agognato pellegrinaggio nelle sacre e impervie terre dell’io. Non serve alcun kit del viandante, tutto ciò che serve è già in noi, in paziente attesa: è «la necessità di scoprirci» (p. 62). Necessità e opportunità al contempo. Va colta a volo. Solo chi comincia un viaggio cambia se stesso. E se anche sembri tutto immobile, dentro e fuori, di essere sempre al palo, di non avanzare di un pollice, la realtà è ben altra: tutto sta cambiando, ciò in cui crediamo muta, la nostra vita si trasforma. Tutto di noi diviene, inesorabilmente e silenziosamente, nel non-luogo dello Spirito.

Il Silenzio è la lingua dello Spirito
[…]
Il Silenzio genera il vagito
[…]
Il Silenzio è cura di sé (p. 30).
Il Silenzio
accoglie tutto
nel suo
non-giudizio (p. 36).
Più nulla da dire,
più nulla da fare,
eterna lotta
tra sentire e pensare (p. 40).

Il silenzio non si può fare. Il silenzio c’è appena non si fa niente (p. 65).

Ricorda, quello della “meditazione silenziosa”, caldeggiata e praticata dal Nostro, il “mushin” (espressione derivante dalle pratiche Zen e dalle arti marziali giapponesi, letteralmente traducibile come “non-mente”, indispensabile, tra le altre cose, per il buon esito di un combattimento). L’io si eleva a «un piano differente» (p. 17), sino a prendere dimora nella coscienza globale – leggi: nel cosmo plurale – ove mente, corpo e mondo si manifestano spontaneamente, riscoprono «il senso della vicinanza» (p. 8) e assaporano «ciò che è alla [loro] portata» (p. 9). Si assiste così all’apertura del pensiero – uno «sgabbiare il tappo» (p. 11) – all’infinita interiorità, conditio sine qua non della più idonea risposta alle continue sfide della realtà quotidiana. Il risultato è anche una trasfigurazione della realtà medesima, che appare adesso in tutta la sua forza evocativa: «pura accoglienza senza giudizio, come nuvole che passano nel cielo» (p. 11).

Il vaso si è aperto
tutto è in circolo,
nulla ritorna
nulla è perso (p. 18).
E ancora, con una venatura malinconica:
Risalendo la
china
d’un tempo beffardo,
vado svelando
l’illusione
delle cose (p. 21).

Eppure, nell’illusione del vivere, siamo chiamati alla più concreta “religione del prossimo”, al rispetto per le idee altrui, al rispetto per l’altro, chiunque esso sia, anzi, indipendentemente da chi esso sia. Al rispetto per ogni credo e ogni divinità, nella coesistenza pacifica e solidale di tutte le religioni. Si va così al di là della configurazione tradizionale di religione monoteistica. Qui e ora, si contempla «la vita in tutte le sue forme» (p. 64). Si afferma la pluralità delle culture, ognuna con una sua specificità (sia pure mutevole); citando Panikkar: «Idee e stili di vita sono tipici di un luogo e difficilmente trasferibili altrove» (p. 66). Se non lo si riconosce, questo dato costitutivo della realtà socio-culturale – che alcune discipline “umanistiche”, come l’antropologia etnografica o come l’ermeneutica d’ispirazione heideggeriana-gadameriana, avevano sapientemente posto all’attenzione sin dagli inizi del Novecento – si rischia di cogliere la rete indissolubile dei rapporti interpersonali e sociali in termini monistici, limitando l’analisi alla ricerca di “tratti comuni”, come se fosse possibile (e addirittura auspicabile) pensare le “parti” come tasselli di un tutt’Uno, unico e compatto. L’altro è una copia di me stesso… privo di ogni alterità, di ogni differenza, persino “topologica”; l’altro è già qui, nella mia mente; non c’è desiderio di conoscere l’altro. Non c’è amore.

Tutto va fatto con amore. Anche una caprese. Se non si prestasse una cura meticolosa nella preparazione e si componesse un piatto “piatto”, senza passione, senza il rispetto per «ogni elemento» (p. 69), non si gusterebbe mai il sapore dell’universo intero, quel pluriverso che si cela oltre (e persino dentro) la caprese stessa. L’amore dunque è la fonte vitale che ispira il cammino di un cercatore dello Spirito.

I fiori selvatici insegnano che la bellezza la si può trovare in ogni luogo…

Allora, non dimenticare mai, mio umile e silenzioso pluraco, che non c’è una sola fonte della bellezza e dell’amore.


sabato 4 giugno 2016

MI CERCO

Mi cerco,
come cerco gli occhiali
che ho sulla testa.

Sono qui, tutto con tutto, e lo so!

Lo so, ma mi cerco…
…nelle idee degli altri,
nei loro libri,
nella loro poesia,
nei loro film,
nella loro arte…

e di rimando,
infinite schegge di cristallo
della mia scomposta immagine
che mai ho perduto
ma che vado cercando,
come colui che urla nel deserto,
elevando l’altrui grandezza,
diminuendo la propria.

Sono goccia di rugiada
che la Vita svapora,
perla su tela di ragno
riflessa in tutte
riflessa da tutte.

Come l’occhio
non vede se stesso,
mi cerco nel posto
in cui Io sono,
da sempre,

Qui
ora.

martedì 31 maggio 2016

L'AUDACIA DI VIVERE

"Non confinati da una morale codificata, vivere il grande prodursi del presente senza affidarsi a regole prestabilite: questa possiamo chiamarla audacia di vivere”

- Watanabe Koho roshi

lunedì 30 maggio 2016

(S) OGGETTI SMARRITI

Stiamo veramente perdendo qualcosa...
"siamo lì, l'uno accanto all'altro, ma ognuno altrove. Sempre connessi. Così vicini, ma mai così distanti."


LA FORMA

La forma
è un'illusione
che ammal(i)a.

- FariNelly

lunedì 18 aprile 2016

SENTIRE E MEDITARE ONLIFE

SENTIRE E MEDITARE ONLIFE  è uscito il mio nuovo libro di poesie e riflessioni brevi.
Per chi fosse interessato è disponibile per l'acquisto in formato eBook (per acquistare clicca qui)


lunedì 21 marzo 2016

UN CROCCHIARE D'ANATRE

L'esperienza mistica è lasciar cadere le barriere, annullare i confini, accogliere e accogliersi. Lasciarsi pervadere dalla sapienza, quella estranea ad ogni tipo di educazione che sorga dalla parola. La sapienza silenziosa e potenziale del seme che diventa germoglio, albero, foglia, gemma, fiore, frutto e di nuovo seme. La sapienza apparentemente sopita nell'inverno, profonda meditazione che s'apre nella primavera e nella gioia dei suoi colori, frutto dell'aver saputo attendere nel silenzio che precede ogni espressione.
Nulla da capire, un brivido che pervade il corpo, un alito di vento che non sai da dove viene e dove va, una lacrima anche, un groppo in gola che trattiene le parole la dove ogni divenire tace.
 


Il sole dietro un ramo,
la bruma del mattino.
Un crocchiare d'anatre.


giovedì 17 marzo 2016

MEDITAZIONE TONGLEN NELLA RIABILITAZIONE ONCOLOGICA

 
Nel lontano aprile 2013 all’ospedale Bellaria di Bologna, è partita la sperimentazione della pratica meditativa del Tonglen per la cura delle patologie oncologiche. Di seguito riporto l’intervista al primario di Psicologia Clinica al Bellaria, Dott. Pagliaro.
 
Ci può spiegare i fondamenti della pratica meditativa del Tonglen?
 
Il Tonglen è un antichissima pratica meditativa tipica della meditazione tibetana ed ha un grande campo di applicazione in quanto non tratta solo le forme di disagio e di disturbo psicologico, ma è una vera e propria pratica di trasformazione ed evoluzione personale. È molto utilizzata nella medicina tibetana che la ritiene una meditazione molto potente ai fini della guarigione. Caratteristica principale della medicina tibetana è quella di essere la medicina più spirituale rispetto a tutte le altre medicine orientali proprio perchè si basa sui principi del buddismo e quindi sull’azione terapeutica che la mente svolge, ed è dunque, facile comprendere il perché la meditazione sia ritenuta parte integrante del processo di cura. Questa pratica consiste letteralmente nel prendere (Tong) e nel dare (Len), che vuol dire fare qualcosa per liberare gli altri dalla loro sofferenza applicando, così, il principio buddista della compassione assumendo la sofferenza degli altri su di sé per purificarla e trasformarla in energia benefica riequilibratrice che va direzionata verso le persone malate. 
 
È la prima volta che questo tipo di meditazione viene utilizzata in un protocollo sperimentale del genere?
 
Nonostante la pratica del Tonglen sia utilizzata da alcuni anni negli Stati Uniti e nel nord Europa e da alcuni psicologi e medici in Italia non è stato fatto a tutt’oggi nessuno studio che ne verifichi l’efficacia. In questo scenario l’Unita Operativa di Psicologia Ospedaliera dell’ospedale Bellaria di Bologna sarà la prima al mondo nel verificarne l’efficacia.
 
Ci può spiegare brevemente quali sono gli obiettivi e i risultati aspettati della ricerca che sta per iniziare?
 
Gli obiettivi principali della ricerca sono quelli di andare a verificare l’efficacia di questa pratica per un suo eventuale utilizzo nella pratica clinica quotidiana andando a monitorare la reazione e l’eventuale modifica dei linfociti, dei neutrofili, del cortisolo e dei valori pressori, e dal punto di vista psicologico di ansia, stress e depressione. Non ci sono veri e propri risultati attesi ma per ora ci limiteremo a vedere che cosa emergerà dell’analisi degli esami e delle scale psicologiche utilizzate. Ad una distanza di tre e cinque anni dalla conclusione della ricerca si andrà, poi, a vedere nel registro dei tumori che cosa è successo nella vita di questi pazienti.
 
Come è avvenuto il reclutamento del campione e quali test vengono fatti ai pazienti che faranno parte del gruppo sperimentale e del gruppo di controllo?
 
La ricerca prevede un campione di 80 pazienti che sono stati reclutati dall’Unità Operativa di Oncologia dell’Ospedale Bellaria diretta dalla dott.ssa Brandes. Il campione dei pazienti deve avere queste caratteristiche: non presentare disturbi psichiatrici, non essere seguito dalla Psicologia Ospedaliera, non essere nella fase grave di malattia. Di questi 80 pazienti in maniera randomizzata ne saranno scelti 40, che il gruppo di meditatori appositamente formato, non conoscerà e non incontrerà mai, gli altri andranno a formare il gruppo di controllo. I test utilizzati saranno il ProfileOfMoodState (Douglas M. McNair, Maurice Lorr e Leo F. Droppleman) le scale di Zung per ansia e depressione e un questionario sulla qualità della vita.
 
Quali sono secondo lei i risvolti più interessanti di questa ricerca dal punto di vista della presa in carico del paziente e del percorso di cura?
 
Il risvolto più interessante di questa ricerca riguarda il fatto che questa pratica di meditazione è molto diversa da quella che l’Unità Operativa di Psicologia Ospedaliera utilizza abitualmente. Le altre metodiche utilizzate, infatti, funzionano come “addestramento” del paziente rispetto ad una determinata pratica facendo cioè in modo che il pazienti possa impararla e autonomamente utilizzarla. Mentre la pratica del Tonglen è una pratica che si potrebbe quasi definire di meditazione a distanza. Un gruppo di 15 meditatori, in questo caso, medita a favore del gruppo dei pazienti. Questa meditazione dovrebbe produrre un miglioramento della vita dei pazienti, ma anche econtemporaneamente un beneficio importante per chi la sta praticando. Ogni meditatore, che prenderà parte alla ricerca, avrà un diario in cui indicherà come svolgerà la meditazione, dove potrà annotare cosa per lui è migliorato nel periodo di pratica. L’importanza di questa ricerca sta anche nel raggiungere un certo rigore dal punto di vista metodologico ricerca che per altro ha avuto l’autorizzazione del Comitato Etico e l’approvazione della direzione sanitaria e del Dipartimento Onclogico dell’Ausl di Bologna.
 

giovedì 10 marzo 2016

[...] Molto spesso ci succede di riuscire a districarci in situazioni difficili, rimaner stupiti per il modo con il quale siamo riusciti a risolvere il problema, a volta invece non ci rendiamo conto delle nostre capacità perché le diamo per scontate in quanto nostre da sempre, ma basta un osservatore esterno che ci faccia notare la nostra predisposizione per prendere atto della nostra forza o bravura. È proprio in questi preziosi momenti che noi dobbiamo fare tesoro dell’accaduto e ringraziare noi stessi, cementando nella nostra memoria l’evento come fosse una personalissima medaglia al valore.
Auto-gratificarsi è importantissimo perché non sempre abbiamo una terza persona così attenta alle nostre azioni che ci possa dire “sei stato bravo!” e quindi noi stessi dobbiamo mettere più attenzione sul nostro agire - anche il più elementare - e quando ci accorgiamo di aver fatto veramente un buon lavoro non dimentichiamo mai di dirci da soli “sono stato proprio bravo!”.
Questa teoria dell’auto gratificazione mi è arrivata dalla saggezza di mia madre che ogni tanto mi chiede: “ti sei detto bravo oggi?”, questa semplice domanda mi fa revisionare immediatamente tutto quello che ho fatto e a volte mi rendo conto di non aver prestato la dovuta attenzione al mio operato.
Grazie mamma.
Spesso, quando parcheggio l’auto, mi succede, dopo aver percorso qualche metro a piedi, di dover tornare indietro per controllare se l’ho chiusa bene, questa mia abitudine è dovuta al modo distratto di compiere azioni quotidiane pensando già al prossimo atto da compiere e quindi senza immettere la nostra presenza nel momento.
Il qui e ora e la centralità del nostro essere è importante per molti motivi, non ultimo la nostra sicurezza personale. [...]


- Michele FariNelly, "Riflettersi - Meditazioni Sensibili", Narcissus 2014

martedì 8 marzo 2016




Siedi comodo/a, occhi chiusi, espira profondo, inspira lento ed espira... lasciati raggiungere dalla musica... respirala... immagina che ad ogni respiro, raggiunga ogni parte del tuo corpo, che la illumini e la rigeneri... immagina che gentilmente porti fuori le tue preoccupazioni e i tuoi pensieri... lasciati abbracciare... lasciati cullare... lasciala fluire... diventa musica... diventa respiro... riapri gli occhi lentamente senza mettere a fuoco... piano piano ritorna al tuo presente... ringraziati.

Tashi Delek


lunedì 7 marzo 2016

IN RICORDO DI MATTEO ZAGAGNONI

 
 
 
PAROLE MAI SCRITTE
 
L’esperienza del nero. Non tanto come non colore, semmai come sunto cromatico del visibile, del vivibile, e, da esso, trarne a piacimento una confacente cromia a misura d’abito vitale.
Dall’eterno movimento vitale distillare fotogrammi dinamici, diapositive filmiche; la punteggiatura s’accenna e scompare lasciando all’esperire del momento libera mano, nessuna regola impera, tutto è concesso persino trovare significati laddove le parole sono aquiloni in balia di venti che ognuno brezza di vissuti propri.
La parola è un quadro senza più cornici, una tela che raggiunge il cosmo di chi la sa accogliere, pur plasmandola in stampo di proprio mai si riempie, sempre spazi aperti ed inaspettati, sempre nuove porte da aprire, o forse da chiudere, altezze da cui il tuffo è concesso ed auspicabile.
Il verso è un demone liberatore in direzione di terre d’assoluta libertà, il dolore e la gioia si fondono nell’unica possibile soluzione d’inseparabilità.
Come prodigio caleidoscopico ogni realtà è prontamente vissuta, libera di vivere e morire nello spazio concessole.
Niente più manette, qua l’arresto si compie da solo, complice, forse, di qualche lacrima gaudente.
 
- Matteo Zagagnoni
 
1
 
Mai saprò
di me, di te, di nessuno
inabissarmi come ostrica
sui fondali del destino
Rimiro il mare
con l’occhio del silenzio
m’inghiotte vorace
l’inesauribile

2
 
Molliche di notte
si scollano dal
nero che invade
mie solitudini

mi sono pinto
di pennelli di brace

3
 
Nel socchiuso
di persiane mi
gioco bellissime
idiozie di menta

avrei potuto
uscire dalla
materia con un
tuffo d’incanto

4
 
Non c’è più niente da
ricongiungere ma solo
da dissacrare nel tempo
remoto di dissapori

ancora una volta s’è
aperta breccia inviolata
e come ricado nessuno
sa di prendermi a salvo

5
 
Non so che notturno
mi rapisca l’anima
è già oltre l’esser
florescenti di mali

nell’altro a guisa
s’annega l’oltre

tutto s’è fuso
nell’agghiaccio

perdo di petali

6
 
Per me la
vita è un
ritorto di
impervietà

se qualcuno
sale beato
torni a
salvarmi

7
 
Perdo e ritrovo impressioni
di stanchi colori a materie
consunte riorganizzare breve
di sere sfuggenti l’incorporeo

gli smarrimenti si protraggono
come sciarpe d’orizzonte e mi
sottraggo carente a cartacee
falsità verniciate di grandioso

8
 
Respira
la sera si gocciola
in bronchi di sogno

altro è
tornarsene soli
di calme nervose
smussando l’assurdo

9
 
Senti
qualcosa segna
ed è per sempre

sei stata
disattesa ne
conosco il terrore

anche la sera
s’appiomba greve
e in solo di mio
rimango in fettine

10
 
So che l’essere

fino di sera suppura
in congiunti d’assurdo

che il viola d’aria
mitigherà tristezze
scurendole di luce

e che pure gli
angoli nascosti avranno
rivincite come se al mare
si placassero di getto le onde

11
 
Sono qui ad
allevare malattie purpuree
non so che disegno sostenga
il marcire che mi fiorisce

abbrivio silente
nell’attimo più morente
come di feroce istinto
mordo promesse sconfesse

i tormenti in aborto
mi seppelliscono di dentro
l’intero spezzettato

12
 
Stasera non è
sera per niente
e per il nulla
chissà quando

vomito miserie
di pane raffermo
il qualunque si gira
e rappreso d’inezie

contorce l’assoluto

13
 
Trucioli di notte
sfittano il rientro
e vorresti presenze
ma il solo ti vince

di nebulose rade si
nebbia l’affatico sul
quale la schiena del
cuore dovrai flettere

è tanto poco rimasto
che sono nave a falla

14
 
Tutto s’arrovista
in cartacei piombi
un lungo addio
si dipana vano

ora son solo
tra i miei peccati
e bene mi guardo dall’alterco

la pace s’è fatta zitta
d’inghippi turchesi

domenica 6 marzo 2016

Il vero disagio del potersi liberare da un disagio, a volte, è la paura. La paura di essere liberi e di non aver più nulla di cui potersi lamentare.


sabato 5 marzo 2016

Tutto ciò che siamo è generato dalla mente.
E' la mente che traccia la strada.
Come la ruota del carro segue
l'impronta del bue che lo traina così la sofferenza ci accompagna
quando sventatamente parliamo o agiamo con mente impura.


Tutto ciò che siamo è generato dalla mente.
E' la mente che traccia la strada.
Come la nostra ombra incessante ci segue
così ci segue il benessere
quando parliamo o agiamo con purezza di mente.


"Mi hanno insultato, maltrattato, mi hanno offeso, derubato":
impigliati in tali pensieri ravviviamo il fuoco dell'odio.


Se ci liberiamo del tutto
da pensieri che insinuano:
"Mi hanno insultato, maltrattato, mi hanno offeso, derubato", l'odio è spento.

L'odio non può sconfiggere l'odio, solo esser pronti all'amore lo può. Questa è la legge eterna.

Chi è litigioso dimentica
che moriremo tutti;
non ci sono litigi
per il saggio che riflette sulla morte.


- Dhammapada 1,2,3,4,5,6