di Michele Farinelli
Respiro l’universo che mi respira...
In questa meditazione di consapevolezza metto in relazione il mio respiro con il respiro dell’universo.
Trovo uno spazio, un luogo, che mi permetta di stare tranquillo, siedo in una posizione comoda che mi consenta di mantenerla il più a lungo possibile.
Schiena diritta, nuca come appesa ad un filo che la tira dolcemente verso l’alto, mento leggermente ritratto verso lo sterno e occhi chiusi, inizio ad espirare ed inspirare dal naso, immaginando di convogliare tutta l’aria nella pancia, in un punto a circa due dita sotto l’ombelico. Nella respirazione, calma e profonda, è la pancia che entra ed esce, mentre le spalle devono restare ferme, non si devono alzare ed abbassare. Espiro ed inspiro, in silenzio, il rumore dell’aria che attraversa il naso, deve essere impercettibile, i maestri dicono che mettendo una piuma sotto il naso, questa non deve muoversi.
Il respiro, lentamente, diventa tranquillo e profondo e con lui tutto me stesso.
I pensieri che affollano la mia mente, li lascio fluire, come l’acqua di un torrente, io seduto in quiete sulla riva, li osservo passare, come nuvole nel cielo, non li afferro, non li esamino, non li sviluppo, apro le mani del mio pensiero e lascio andare. Mollo la presa.
Mi concentro solo sul respiro che entra ed esce, sul mio legame con l’universo, lo spazio circostante e tutto ciò che esiste.
L’universo espira la mia inspirazione e io espiro la sua inspirazione. Devo immaginare due piccoli palloncini collegati insieme, in modo che uno si sgonfia leggermente passando l’aria all’altro gonfiandolo e in risposta quest’ultimo passa l’aria al primo, nel ciclo continuo del respiro.
“Respiro l’universo che mi respira” è pienezza consapevole di essere parte inestricabile di tutto ciò mi circonda.
Continuo la pratica di questa respirazione per il tempo a mia disposizione, ma almeno per 10 cicli respiratori, contando mentalmente 1 ogni volta che espiro/inspiro, 2 espiro/inspiro [...] fino a 10 e se perdo il conto ricomincio da 1.
Un po alla volta, con un po di pratica, tutte queste istruzioni diventeranno automatiche e una volta seduto, tutto avverrà da se.
Quando penso sia giunto il momento di chiudere la mia meditazione consapevole, riapro leggermente gli occhi senza mettere a fuoco l’ambiente circostante e poco a poco, ritorno alla presenza della mia posizione seduta, mi ringrazio per il tempo che mi sono concesso e lentamente, rialzandomi, torno alla mia quotidianità.
Meditate gente, meditate... :-)
P.S. nel periodo estivo, o nella bella stagione è molto indicato praticare all’aperto questa meditazione... in giardino, al parco, su una panchina, in collina, al lago, in montagna.. una volta acquisito il metodo, posso “tornare” al respiro consapevole, camminando, lavando i piatti, prima di dormire...


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