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martedì 26 maggio 2015

CIBIAMO IL CUORE - "DIVENIRE"

"CIBIAMO IL CUORE" - 1° Concorso fotografico della scuola "Don Milani" di Ferrara

Sezione Junior

1° posto: DIVENIRE - di Farinelli L.

Vince il 1° premio per la seguente motivazione: un'immagine "forte" ed immediata che lega tradizione, passaggio generazionale e genuinità del cibo.
Tecnicamente apprezzabile la scelta del bianco e nero e di una inquadratura efficace nell'esprimere il messaggio.



mercoledì 20 maggio 2015

RISORGERE


L'AUTORITA'

"Sono molto divertita dal fatto che, ogni volta che viene in città un nuovo insegnante, tutti corrono a sentirlo. Per quanto mi riguarda, per vedere un nuovo insegnante sono disposta ad attraversare al massimo questa stanza, non di più. Non perchè quella persona non mi interessi, ma perchè no c'è nessuno che possa farmi vedere la mia vita, eccetto...chi? L'unica autorità è la mia esperienza.
Qualcuno potrebbe dire: "Ho bisogno di un insegnante che mi aiuti a liberarmi dalla sofferenza. Sto male, è non so perchè. Non mi occorre forse qualcuno che mi dica cosa fare?. No! Quello di cui avete bisogno è una guida, capire come porvi di fronte alla vostra vita. Avete bisogno di una guida che vi faccia capire che l'unica autorità, il vero maestro siete voi; e la pratica è tesa a capire chi è questo 'noi'.
C'è un unico maestro: la vita. Ognuno di noi è una manifestazione della vita, non potremmo essere altro. La vita è una maestra severa e, insieme, infinitamente dolce. E' l'unica autorità a cui affidarci. Ed è un maestro, un'autorità presente ovunque. Non dovete andare chissà dove per trovare questo impareggiabile maestro, non vi occorre una condizione speciale, ottimale; anzi, più è aggrovigliata meglio è. L'ufficio è un ottimo posto, casa vostra un posto perfetto. Posti come questi, lo sappiamo per esperienza diretta, sono la quintessenza della confusione. E li incontriamo l'autorità, il maestro."

ZEN QUOTIDIANO - Charlotte Joko Beck

martedì 19 maggio 2015

L'ANNO DELL'ATTENZIONE

"Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, attenzione al sole che nasce e che muore, attenzione ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato. Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, significa rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza."
Franco Arminio, scrittore e «paesologo». Autore di Geografia commossa dell’Italia interna.


IL SENSO DELLA VICINANZA


“Il mondo contemporaneo è caratterizzato da una lacerazione interiore resa artificialmente indolore dalle comodità tecnologiche”
(R. Panikkar, Il silenzio di Dio. La risposta del Buddha, Borla 1992).

Le correnti di pensiero sono piene di “suoni – parole” tipiche della cultura che le ha partorite ed ogni gruppo etnico si abitua a cogliere il suono della sua cultura e percepire come esotico tutto il resto, si sa che l’esotico è un attrattore molto forte e proprio per questa sua caratteristica (azzardo, patologica) attira chi cerca risposte. Idee e stili di vita sono tipici di un luogo e difficilmente trasferibili altrove, copiarli senza entrarci dentro, senza comprenderli diventa solo una perdita di tempo, un qualcosa di puramente cosmetico, bisogna lavorare con ciò che abbiamo compreso, con ciò che è diventato nostro perché lo abbiamo provato in prima persona e ne abbiamo verificato l’esito. Far diventare nostro qualcosa di spirituale ci farà inevitabilmente diventare diversi, avverrà un cambiamento, quel passo in più sul nostro cammino, che ci potrà anche far retrocedere o meglio cedere nostre idee sbagliate e quindi sarà il passo indietro che ci farà poi impostare in modo migliore il successivo, ma tutto questo va fatto con un forte discernimento e presenza mentale nel momento, con com-prensione. 
Occorre in maniera sempre più urgente, riscoprire il senso della vicinanza.

RIFLETTERSI - MEDITAZIONI SENSIBILI
Michele FariNelly

 

lunedì 18 maggio 2015

L'ILLUMINAZIONE E' ABBANDONO...

"L’illuminazione non è una cosa in più da ottenere: è l’assenza di un atteggiamento. Per tutta la vita inseguiamo qualcosa, perseguiamo uno scopo. L’illuminazione è l’abbandono di questo atteggiamento. Parlarne serve a poco; ciò che importa è la pratica personale, che niente può sostituire. Leggere sull’argomento anche per mille anni non serve. Dobbiamo praticare: praticare con tutto l’impegno, per tutta la vita".

ZEN QUOTIDIANO - AMORE E LAVORO
Charlotte Joko Beck



SEDERE IN SILENZIO E' UNA VIA

"Stare seduti in silenzio è una via", senza nulla da cercare e senza tentare di bloccare il flusso dei pensieri. Se cerco di bloccare il fiume dei pensieri, questi poi straripano da un'altra parte, con maggior forza. Nello stare seduto io sono solido come la montagna, e i miei pensieri sono come nuvole portate dal vento. Se afferro un pensiero con la mia mano, comincio a svilupparlo e lui lievita, piano piano e diventa il mio film mentale. Apro la mano del pensiero, osservo, lascio fluire, io esisto i pensieri esistono. Le nuvole passano, cambiano di forma e poi svaniscono, la montagna non le trattiene e resta montagna... io lascio andare e divento silenzio nel respiro. Ogni momento è quello giusto, per questo esercizio bastiamo noi stessi e si tratta di fare "quanto meno possibile". "Il silenzio non si può fare. Il silenzio c'è appena non si fa niente".

[il virgolettato è tratto da SILENZIO VITALE - Silvia Ostertag]



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Onlife Meditation...
è compiere in modo consapevole tutte le piccole azioni della nostra vita quotidiana.
Togliere il pilota automatico... andare offline... espiro ed inspiro e mi ascolto, sono onlife, mi sono connesso alla Vita e trasformo la routine quotidiana in meditazione continuata.
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martedì 5 maggio 2015

NON HO TEMPO




Io non ho tempo.
 
Dove sono io,
dov’è l’Io?
Forse nella testa?
Nel cuore?
Nella pancia?
È dentro o fuori da me?

Adesso
proprio ora c’è
il respiro che
entra ed esce,
profondo,
lento,
fuori,
dentro.

Lo seguo
e non lo disturbo.
Non ha bisogno di me.

Adesso
proprio ora ci sono
le dita che stringono
questa penna
e in questa pressione c’è
il battito del mio cuore,
il mio ritmo vitale.

Lo sento nella mano
che tiene questo quaderno,
lo sento nel collo,
nel petto,
nelle gambe,
nei piedi tesi in questo
mezzo loto.

Lo seguo
ad occhi chiusi.
Non ha bisogno di me.

Forse il vero Io
è tutto...
questo fluire,
questo ritmo,
questa carne,
questi nervi,
questi muscoli,
queste ossa,
questi cicli di nascita,
di morte,
di rigenerazione,
di puro,
di impuro,
di bene,
di male.

Questo miracolo
che non ha bisogno
di me, di una mia abilità.
Che grande sollievo!

Un Io silenzioso,
interno,
mai fermo,
diveniente,
che non si mostra
ma del quale siamo
il riflesso.

Come da bambini,
quando uscivamo
la domenica con i vestiti
puliti e stirati, le scarpe lucide
e i capelli pettinati, lo eravamo
di una madre amorevole,
silenziosa,
vitale.

Forse l’Io che riflette,
che mi parla in continuazione
e ora mi fa scrivere,
lo fa perché si annoia
e qualcosa deve fare,
qualcosa deve dire,
qualcosa…

Quanti Io, sono, io?

Io,
io che ero prima di essere,
io che ero altre forme,
io che ero in mia madre,
io che ero in mio padre,
io che sono in mio figlio,
io che sono in un pensiero,
io che sono in un ricordo,
io che sarò in un pensiero,
io che sarò in un ricordo.

Io che penso che io è anche
in mio e anche in Dio.

Io, mio Dio!

Ora è certo,
Io non ho tempo.