CARATTERE
di
Michele FariNelly
“Si ha un
bel riunire trenta raggi in un mozzo,
l’utilità
della vettura dipende da ciò che non c’è.
Si ha un bel
lavorare l’argilla per fare vasellame,
l’utilità
del vasellame dipende da ciò che non c’è.
Si ha un bell’aprire
porte e finestre per fare una casa,
l’utilità
della casa dipende da ciò che non c’è.
Così,
traendo partito da ciò che è,
si utilizza
quello che non c’è”
Lao-tzu
Tao Tè Ching - cap. XI
Essere o
avere carattere significa incarnare continuamente per tutta la vita, la forma
che il carattere impone.
In
tipografia il carattere (o tipo), ha forma fissa, per essere univoco e
riconoscibile; A non diventa mai B.
L’uomo
vero, consapevole, vive immerso nel flusso del divenire continuo, dal momento
del suo concepimento (e forse anche prima…) a quello della sua morte
(trasformazione/ritorno all’essenza primordiale del cielo anteriore). L’uomo di
“carattere” reagisce alle situazioni, mentre quello vero divenuto consapevole
(che si è “risvegliato”), risponde ad esse. Nel divenire non esistono risposte
preconfezionate (fisse), ma solo risposte in armonia al divenire stesso, che
nascono quindi dalle situazioni e ad
esse si adattano.
Il
non essere/avere carattere, è quindi completa espressione della vita, essere
aperti agli avvenimenti, occuparsi e non pre-occuparsi (occuparsi in anticipo)
di ciò cha la vita stessa ogni giorno propone, un aprirsi al “sia così” e non
al “così sia”.
Il
non essere/avere carattere è coltivare un cuore “vuoto”, che tutto accoglie, proprio
per la sua capacità di riempirsi e svuotarsi, avendo abbandonato l’attaccamento
e il desiderio… vivere con un cuore perennemente “pieno” è vivere nell’angoscia
e nel timore continuo di perdere ciò che più amiamo e desideriamo.
Il
carattere “riempie”, il divenire accoglie.


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