Cos'è?
“Stupefatto d’essenziale
Vado
svelando
L’illusione
delle cose”
Lasciar
andare il pensiero è un tuffo da vertigine.
Lo
sguardo fissato in un punto interno dietro la fronte come a voler osservare i
pensieri dentro la testa.
La
leggera tensione che la posizione degli occhi impone, genera giochi di luce e
forme casuali, griglie sferiche e piccoli lampi, come fuochi d’artificio.
Rilasso lo sguardo fissando il nulla dietro le palpebre chiuse. Un ronzio
d’orecchie mi accompagna. Lascio andare con consapevole attenzione, … come un
discendere dalla testa alla pancia. La sommità del capo è sempre più lontana, …
sono ora dietro al naso, nella bocca, nel collo, nel torace, … nella pancia,
che esce ed entra. Sono respiro.
Di
quanti piani sono sceso? Quanto dista la testa dalla pancia?
L’immobilità
del corpo, seduto in un mezzo loto, mi annulla la sensazione di confine tra
corpo e spazio esterno, … come fossi coscienza pura senza corpo. Il respiro si
fa lieve, quasi impercettibile e la pancia si muove pochissimo. C’è solo
respiro.
Un
debole rumore nella stanza accanto mi fa trasalire e la vibrazione, come
amplificata in modo esagerato, mi scuote e si propaga alla velocità di un
impulso nervoso, dandomi la sensazione di essere un fluido contenuto in una
membrana sottile, … per un istante torna la sensazione del confine “liquido”
membrana/corpo/spazio esterno, come l’onda increspa la superfice calma di uno
specchio d’acqua, questa vibrazione va scemando, … e ritorno ad essere respiro,
coscienza senza corpo.
Quanto
tempo è trascorso? Tempo…
Faccio
un respiro profondo ed invio un pensiero di movimento alle dita di mani e
piedi, … attendo un breve istante, percepisco l’impulso/pensiero di movimento
alle dita, immobili, … ancora un istante e il pensiero di movimento si apre al
movimento delle sole dita di mani e piedi, con il resto del corpo ancora
immobile, … questo piccolo movimento di dita nello spazio, senza contatto
alcuno, mi riporta immediatamente la sensazione di tutto il corpo e lo sguardo
torna al suo posto ordinario, ancora celato dalle palpebre chiuse.
Per
tutto il tempo è non-pensiero, osservazione dello stato, seguire il percorso,
discendere, ascoltare, entrare, conc-entrare (concedersi l’ingresso), … sempre
di più, … divento un punto, … nemmeno più quello.
Diluito con lo spazio.
Cos’è? Meditazione? E di che “scuola”? Di quale “corrente”?
Un
non-pensiero, un non-stato, un non-essere, come può appartenere a qualcosa di
definibile?
Diluirsi
nello spazio è essere quello spazio e essere quello spazio è non-essere
qualcosa. Qualcosa che non-è, non appartiene a nulla di ciò che la nostra mente
razionale conosce, non appartiene nemmeno al tempo. Non essere qualcosa è
essere ogni cosa, fuori da ciò che definiamo tempo.
Essere
ogni cosa fuori dal tempo è semplicemente essere, ….
Elevo il
pensiero
ad un piano
differente,
costretto a
vagare
in immensità
sconosciute.
L’eterno
presente,
divenir
composito
d’un flusso
continuo
di rilasci e
richiami
da atrio a
ventricolo.
Sospeso
m’arresto,
inarco lo sguardo
parabolando
sul fondo.
Un tuffo


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