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mercoledì 24 giugno 2015

Cos'è?



Cos'è?

 “Stupefatto d’essenziale

Vado svelando

L’illusione delle cose”





Lasciar andare il pensiero è un tuffo da vertigine.

Lo sguardo fissato in un punto interno dietro la fronte come a voler osservare i pensieri dentro la testa.

La leggera tensione che la posizione degli occhi impone, genera giochi di luce e forme casuali, griglie sferiche e piccoli lampi, come fuochi d’artificio. Rilasso lo sguardo fissando il nulla dietro le palpebre chiuse. Un ronzio d’orecchie mi accompagna. Lascio andare con consapevole attenzione, … come un discendere dalla testa alla pancia. La sommità del capo è sempre più lontana, … sono ora dietro al naso, nella bocca, nel collo, nel torace, … nella pancia, che esce ed entra. Sono respiro.

Di quanti piani sono sceso? Quanto dista la testa dalla pancia?

L’immobilità del corpo, seduto in un mezzo loto, mi annulla la sensazione di confine tra corpo e spazio esterno, … come fossi coscienza pura senza corpo. Il respiro si fa lieve, quasi impercettibile e la pancia si muove pochissimo. C’è solo respiro.

Un debole rumore nella stanza accanto mi fa trasalire e la vibrazione, come amplificata in modo esagerato, mi scuote e si propaga alla velocità di un impulso nervoso, dandomi la sensazione di essere un fluido contenuto in una membrana sottile, … per un istante torna la sensazione del confine “liquido” membrana/corpo/spazio esterno, come l’onda increspa la superfice calma di uno specchio d’acqua, questa vibrazione va scemando, … e ritorno ad essere respiro, coscienza senza corpo.

Quanto tempo è trascorso? Tempo…

Faccio un respiro profondo ed invio un pensiero di movimento alle dita di mani e piedi, … attendo un breve istante, percepisco l’impulso/pensiero di movimento alle dita, immobili, … ancora un istante e il pensiero di movimento si apre al movimento delle sole dita di mani e piedi, con il resto del corpo ancora immobile, … questo piccolo movimento di dita nello spazio, senza contatto alcuno, mi riporta immediatamente la sensazione di tutto il corpo e lo sguardo torna al suo posto ordinario, ancora celato dalle palpebre chiuse.

Per tutto il tempo è non-pensiero, osservazione dello stato, seguire il percorso, discendere, ascoltare, entrare, conc-entrare (concedersi l’ingresso), … sempre di più, … divento un punto, … nemmeno più quello.

Diluito  con lo spazio.



Cos’è? Meditazione? E di che “scuola”? Di quale “corrente”?

Un non-pensiero, un non-stato, un non-essere, come può appartenere a qualcosa di definibile?

Diluirsi nello spazio è essere quello spazio e essere quello spazio è non-essere qualcosa. Qualcosa che non-è, non appartiene a nulla di ciò che la nostra mente razionale conosce, non appartiene nemmeno al tempo. Non essere qualcosa è essere ogni cosa, fuori da ciò che definiamo tempo.

Essere ogni cosa fuori dal tempo è semplicemente essere, ….



Elevo il pensiero

ad un piano differente,

costretto a vagare

in immensità

sconosciute.



L’eterno presente,

divenir composito

d’un flusso continuo

di rilasci e richiami

da atrio a ventricolo.



Sospeso m’arresto,

inarco lo sguardo

parabolando sul fondo.



Un tuffo







FariNelly

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